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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2012 alle ore 11:34.

Nell'Eurozona migliora a gennaio il livello di attività economica del settore dei servizi che riesce a differenza di quanto segnalato per il comparto manifatturiero, a tornare in area espansiva, ma non in Italia. L'indice Pmi dei servizi dell'area é salito infatti a 50,4 punti (48,8 a dicembre e 50,5 le stime degli economisti), portandosi sopra la soglia di 50 punti che separa virtualmente un'economia in fase di espansione da una in contrazione. L'indice Pmi composito (manifatturiero più servizi) é migliorato in linea con le attese: a 50,4 punti da 48,3 del mese precedente
L'indice Pmi dei servizi é cresciuto in Germania (a 53,7 dai 52,4 di dicembre), in Francia (a 52,3 da 50,3) e in Spagna che resta in fase recessiva ma registra un balzo a 46,1 punti da 42,1 di dicembre. Fanalino di coda l'Italia, dove il relativo indice Pmi é scivolato a 44,8 punti dai 44,5 del mese precedente, mentre il mercato prevedeva un miglioramento a 45 punti.
L'indice Pmi ha registrato una significativa accelerazione nel Regno Unito a quota 56 punti, livello più alto dal marzo 2011, contro i 54 di dicembre, smentendo le previsioni di un peggioramento avanzate dagli economisti (53,3 punti). La forza del settore, che rappresenta quasi due terzi del Pil del Paese, aumenta quindi la speranza degli inglesi di poter evitare la recessione.
Il caso Italia
L'indice Pmi dei servizi elaborato da Markit e Adaci è peggiorato in Italia per l'ottavo mese consecutivo, anche se la discesa è un pò rallentata, grazie a un miglioramento delle componenti relative alle nuove commesse e all'occupazione. La componente che misura i prezzi input è invece salite ma solo leggermente migliorare anche le aspettative
rispetto al minimo di tre anni raggiunto a dicembre, ma restano i timori per le misure di austerità adottatedal governo.
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