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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2012 alle ore 19:00.
L'ultima modifica è del 07 febbraio 2012 alle ore 13:53.
«Sulla base dell'ampia relazione fornitagli dal capo del dipartimento della protezione civile, il presidente Mario Monti ha informato il consiglio dei ministri sulle misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana». È quanto riporta il comunicato del consiglio dei ministri a proposito dell'emergenza maltempo. Monti, si legge, ha «sensibilizzato tutti i ministri competenti ad assicurare l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal dipartimento della protezione civile».
La polemica a distanza con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha tenuto banco negli ultimi giorni. Ma Franco Gabrielli, capo del dipartimento della Protezione civile, non ci sta a incassare le accuse del primo cittadino («non esiste più nulla dopo Bertolaso, sono solo dei passacarte»). Così, nel corso di un'audizione al Senato, il prefetto torna sullo scontro e difende il suo operato. «Quello che fa la differenza non sono le previsioni ma le pianificazioni» che devono tenere conto di scenari che poi si realizzano. «Rimettersi al gioco delle previsioni è al momento impraticabile», avverte Gabrielli. Che non nasconde il progressivo indebolimento del dipartimento ereditato da Bertolaso. «La legge 10 del 2011 (il Milleproroghe, ndr) ha reso di fatto non più operativa la Protezione civile», aggiunge Gabrielli che nel pomeriggio ha avuto un incontro con il premier Mario Monti. Il faccia a faccia è durato oltre un'ora. All'incontro era presente anche il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri. Tra le ipotesi in campo anche la possibilità che il consiglio dei ministri di oggi dichiari lo stato di calamità per le zone maggiormente colpite.
Gabrielli: pronto a dimettermi se d'intralcio
Il prefetto si dice poi rammaricato per la pioggia di accuse che lo ha colpito dopo la querelle con Alemanno. «Per tutto sabato io sono stato messo alla berlina su tutte le tv e gli organi di informazione. Chiedo rispetto. Avevo l'obbligo morale di difendermi». Ad ogni modo, aggiunge, è pronto a un passo indietro se necessario. «Se dovessi rendermi conto di essere d'intralcio all'interlocuzione, alla difesa del sistema, non esiterei a togliermi di torno. Gabrielli si può mettere da parte - sottolinea ancora il prefetto -, si ritiene fortunato, non è legato alla sua sedia».
Sul tavolo dell'Esecutivo il dossier sulla riorganizzazione del dipartimento
Non gli sono piaciuti gli attacchi di Alemanno e del Pdl che ha spalleggiato il primo cittadino della capitale. Così come non ha gradito le voci di una imminente riorganizzazione del dipartimento: un dossier tornato sul tavolo dell'esecutivo dopo le polemiche e che potrebbe portare a una divisione della Protezione civile, ripartita tra il ministero dell'Economia e il Viminale. A Via XX Settembre andrebbe la gestione totale delle spese mentre all'Interno resterebbe la parte operativa. Scenari che, dopo i toni accesi dei giorni scorsi, potrebbero non essere più così lontani.
Alemanno: stop polemiche, preoccupato per funzionalità della Protezione civile
Stamane, in una lettera al Messaggero, anche il sindaco di Roma aveva ribadito la tesi di una Protezione civile indebolita dagli ultimi provvedimenti. «Non mi interessa la polemica personale con il prefetto Gabrielli - aveva scritto Alemanno - sono preoccupato per la funzionalità del dipartimento nazionale della Protezione civile, fortemente depotenziato dalla riforma della legge 10/2011, nonostante l'impegno di migliaia di associazioni di volontariato cui va tutta la nostra gratitudine». Il primo cittadino aveva quindi evidenziato che «con quella legge finiva l'epoca interventista e decisionista di Bertolaso e cominciava quella di una Protezione civile ridotta ad ente burocratico, privo di risorse e di possibilità di intervento». E, almeno su questo, tra Alemanno e Gabrielli non sembrano esserci molte distanze. (Ce. Do.)
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